In Vivienne Westwood, Alison diventa incarnazione di un romanticismo radicale.
II tartan, i corsetti e le silhouette drappeggiate di Westwood non sono mai stati decorazione, ma dichiarazione—moda come manifesto.
. Nel bosco, Alison raccoglie questa eredità.
Westwood ha sempre visto la campagna come terreno politico, l’abbigliamento come mezzo per reclamare cambiamento.
Alison dà corpo nuovo a questa visione.
È ribelle e romantica insieme, radicata nella terra e accesa di spirito. Attraverso di lei, l’attivismo di Westwood non è storia archiviata, ma urgenza viva, presente tra radici e ombre.
Con Jean Paul Gaultier, Alison scivola nello spettacolo e nel mito.
La couture di Gaultier ha sempre prosperato sulla sovversione—genere, bellezza, teatro spinti all’estremo. Su Alison, questo spirito si affina: lei indossa le sue creazioni non come costume ma come estensione, come se il dramma della moda fosse parte della sua anatomia.
Nel silenzio del bosco, la teatralità di Gaultier diventa rituale.
Le silhouette esagerate riecheggiano rami e radici, il luccichio dei tessuti riflette la luce del crepuscolo sulla corteccia. Alison non addolcisce questa visione; la intensifica, trasformando la foresta in passerella dove mito e couture si fondono.
Attraverso di lei, la sfida di Gaultier si rinnova. Non è più legata al palcoscenico, ma alla terra; non distante, ma viscerale—viva nell’ombra, nella nebbia, nel silenzio.
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